In Piaggio le organizzazioni provinciali continuano a portare avanti un metodo e una pratica sindacale perdente
13novembre 2016 da Rsu Fiom Piaggio, Pontedera
Come RSU Fiom, non abbiamo condiviso lo svolgimento di un referendum che ha messo i lavoratori di fronte a un SI’ o un NO alle richieste dell’azienda, rinunciando ad una trattativa sulle priorità che a luglio i lavoratori in assemblea avevano votato e indicato al sindacato come irrinunciabili e che mettevano al centro le cause dei fermi produttivi e delle sue ricadute negative su salario e occupazione . Ma i segretari provinciali di Fim, Fiom e Uilm, portando con sé la maggioranza dei delegati, hanno deciso di seguire il percorso suggerito dall’Azienda.
Hanno imposto che si parlasse solamente di ammortizzatori sociali e presentato ai lavoratori l’accettazione o meno della proposta aziendale in forma di vero ricatto (anche se sapevano di dire il falso): o si vota SI’ oppure ci saranno licenziamenti. In Piaggio come in tutte le aziende dell’indotto, di fronte alle pretese aziendali il comportamento delle organizzazioni sindacali è sempre lo stesso: quello di aiutare le aziende a far man bassa dei soldi dell’INPS senza mai metterne in discussione le strategie, con il risultato di arrivare a situazioni non più recuperabili e sfinire l’istinto e la capacità di ribellione degli operai. Da questo punto di vista la Ristori ne è un esempio significativo. La firma appena messa sul contratto di Solidarietà fornisce alla Piaggio strumenti di totale flessibilità ed arbitrio nella gestione dell’orario di lavoro e di ricatto e discriminazione nei confronti dei lavoratori, e produrrà una drastica riduzione occupazionale con l’ulteriore procedura di mobilità: infatti un accordo che compensasse realmente le uscite avrebbe dovuto prevedere una percentuale di assunzione a full time del 240% (considerando che i ptv già lavorano 7 mesi l’anno) del numero delle uscite e non 30% come è stato siglato.